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di Simone Patania (dal blog giocandoapallone.altervista.org) per Freedom Writers

PREMESSA:

Il tempo non si quantifica mai per cercare verità, opportunità e desideri!

“PESARE IL TEMPO”

Il tempo perso si quantifica nella volontà di migliorarsi. Darsi da fare senza stare ad aspettare le esigenze degli altri somiglia un po’ come scordare vergognosamente qualche serie di parole, sebbene servano a farsi capire, solo perché non si ha tempo e voglia di pensarle. Penso che qualcuno tema di perdere tempo a leggere questi miei scritti che invece potrebbero essere utili. Tanti hanno letto appeso al web qualche mio scritto, ma chi ha avuto la volontà e il tempo per capire con giudizio sono pochi. Anche io sto fermo a perdere tempo a volte, con chi non ha voglia in modo serio di stare con me. Stare dentro alle solite abitudini porta a vedere solo un genere di bellezza. Aspettare favorisce anche la parte che non si deve abbandonare. Raffinata, a volte, qualche cosa a cui occorre più tempo. Cercare tempo quando non si voglia, pare di bruciare una serie di parole non ascoltate. Qualcuno collega facilmente le differenze al saper fare e non aspetta magari chi impiega troppo tempo per giungere bene ad una meta. I miei pensieri posano le basi su un attento dettagliato giudizio sufficiente, con fragore ad apportare messaggi, ma occorre tempo! Ora, in questo periodo, il tempo rimane certamente lungo da attendere, serve del tempo prima che questo virus letale scompaia dalla faccia della terra

Stare ad aspettare a volte non si ha voglia, tempo o capacità. Quanto devo aspettare io, ad esempio, prima che mia madre mi alzi dal letto, guardare scorrere le lettere sul pc prima di trovare la parola corretta, parlare con un amico, per poi magari non trovare nessuno che aspetta me!

Le domande ti salgono davvero in mente quando aspetti e non ottieni risultati, come quando sono dovuto andare nei migliori centri di riabilitazione senza giungere ad un miglioramento. Allo stesso modo, aspettare da certe persone migliori modi adeguati di chiacchierare con me, lasciando da parte la mia disabilità, come aspettare a volte che la scuola fosse meglio abbellita con degli insegnanti più stimolanti e disponibili nei miei confronti. Qualcuno, nel corso della mia vita, non ha aspettato le mie esigenze quantificando le mie tempistiche lunghe in un’incapacità fastidiosa e sleale. Fastidiosa perché necessitavo di aspetti stimolanti per attivarmi e sleale in quanto per attivarmi non venivano veramente usati strumenti idonei. Quasi non si ha una risposta a nascondere certe esigue capacità, ma sapere che sei certamente paragonato a nullità ti fa scoraggiare. I medici a volte non cercano la verità ma usano disinteressati aspetti solo per scorgere la diagnosi il più velocemente possibile. Il piacere di cercare di sveltirsi resta una prerogativa generale, ma occorre tempo per instaurare un rapporto di fiducia, alzare il braccio pesante nel contesto giusto, quantificare le persone, seguire le aspettative di ciascuno, fare lo stesso certe affermazioni ed essere creduto quando sei visto solo come un “disabile”.

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