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Mai titolo fu più azzeccato per definire un lavoro discografico. Questo disco magistrale arriva nel 1973 terzo nella discografia del gruppo progressive italiano del Banco del mutuo soccorso. Arriva dopo il disco del salvadanaio come si definisce amabilmente il primo album a nome Banco e dopo Darwin straordinario concept album dove si tratta l’evoluzione della specie.

Io sono nato libero come si evince dal titolo è un disco di libertà, di uguaglianza e di giustizia intesi come più profondo manifesto avverso i soprusi e gli abusi di potere. Musicalmente si staglia nelle alte vette di un progressive italia fatto di alta scuola, il gruppo formato da sei elementi con alle tastiere il fondatore Vittorio Nocenzi, il co fondatore di lui fratello Gianni Nocenzi valente pianista, la new entry alla chitarra Rodolfo Maltese che qui fa il suo esordio nel gruppo, Renato D’Angelo al basso, Pierluigi Calderoni è il batterista e poi ancora Marcello Todaro in uscita dalla band che diede una grossa mano nelle stesure  chitarristiche che fino a poco prima erano a sua immagine e in ultimo non certo come importanza e grandezza Francesco Di Giacomo straordinario magico cantante dalla voce quasi tenorile su un corpo massiccio e dal possente incedere.

Si diceva della musica, ebbene la perizia e la padronanza dei mezzi tecnici è evidente, il suono risulta complesso ma di semplice estrazione , le tastiere disegnano la strada percorsa da un pianoforte che a volte strizza l’occhio a sirene jazzistiche, è collocabile a pieno diritto come fulgido esempio di cosa è stata la musica del filone del progressive in Italia. Brani lunghi ed elaborati, divagazioni e riincontri sonori che sfociano in un amalgama sonoro senza paragoni. I testi come si diceva all’inizio di questo mio incontro musicale, abbracciano la libertà di pensiero, di opinione, di pace e di vita .Tutto nasce e trae ispirazione da un viaggio di Vittorio nell’America latina proprio in quel terribile 1973 anno del golpe di Pinochet nel Cile, anno delle tremende scene di deportazioni, di ammassamenti dentro lo stadio di Santiago del Cile simbolo nefasto della fine della libertà, dell’avvento di una crudele dittatura. Si trae ancora ispirazione dai voli terribili e senza ritorno al quale erano sottoposti i dissidenti argentini fatti volare giù da quei tristemente noti aerei omicidi.

Canto nomade di un prigioniero politico colosso sonoro di oltre 15 m, che apre il disco canta la disperazione e il dolore di uno di questi prigionieri che dentro la prigionia di una misera cella riafferma la voglia di libertà e che il corpo potrà essere rinchiuso ma il cervello pensa vive, e non potranno cancellare dalle sue labbra quell’urlo IO SONO NATO LIBERO che è pura poesia bellezza di un anima sempre libera.

La metafora viene usata nella descrizione di questi cavalli così liberi al galoppo in Normandia, il ricordo struggente della sua Marta la donna ideale di ogni prigioniero politico, la ballata acustica famosissima Non mi rompete si sofferma sul sonno lieve e sereno fatto di spazi liberi e ancora il canto della libertà che il Banco ha voluto sottolineare si sofferma in altri episodi di guerra e di privazioni, episodi che ci portano alla  vecchia Stalingrado e mentre Big Francesco canta divinamente queste lettere di libertà la musica si dipana forte e possente cosi entusiasticamente attraente da non voler mai smettere l’ascolto di una leggendaria fulgida traccia di un capolavoro del progressive italiano, un episodio fondamentale per una conoscenza anche a posteriori di questo fenomeno musicale che tanto bene ha fatto alla musica negli anni d’oro che vanno nel loro massimo  fulgore dal 1971 al 1977 e che mai potranno essere nè scalfiti nè intaccati dal tempo tiranno e inesorabile.

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